JACK JASELLI

official website

SE MI SCAPPA LA PIPI' NON STO FACENDO UNA POESIA

Se hanno tutti ragione. Non ha più ragione nessuno.
Perché la ragione e la ragione non c'entrano nulla più l'una con l'altra.
La ragione sta solo nella pancia ormai.  
Perché quello che si sente nella pancia viene legittimato a prescindere.
Basta gridarlo a squarciagola.
Ammesso che serva a qualcosa.
E allora chi ha un megafono più forte può disquisire di teorie evoluzionistiche, genetiche, mediche, politiche e filosofiche e pretendere di avere ragione senza nemmeno avere la minima cognizione di ciò su cui si esprime. 
Perché basta che la tua voce si senta, e ogni cosa che dici è legittimata.
A me questa cosa un pochino fa paura.
Ogni tanto viviamo l'equivoco per cui la poesia è quello che senti, che la ragion poetica è l'istinto.
Ma non è così, perché come diceva un mio professore "allora anche se mi scappa da pisciare sto facendo poesia".
Oggi lo gridiamo ai quattro venti quando ci scappa un'emozione, un'opinione, un pensiero e non vediamo l'ora che questo venga validato dal gradimento virtuale.
Tutto cambia veloce. Troppa ragione, troppa testa, può fare danni.
Ma anche il contrario non è così bello.
Perché rischiamo di disimparare che leggero non è superficiale, e che enfatico ed emozionale non è necessariamente profondo.
Chi mi conosce lo sa. Sono devoto a Italo Calvino. 
E spesso torno da lui.
Alla prima delle "Lezioni Americane" in questo caso
"Se volessi scegliere un simbolo augurale per l'affacciarsi al nuovo millennio, sceglierei questo: l'agile salto improvviso del poeta- filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero d'automobili arrugginite."
La leggerezza di chi sa benissimo che vive in un mistero insondabile, a cui è presente per una pura, leggerissima possibilità in cui tutto si è giocato.
Non a caso "giocato".

Come quando deve nevicare e non nevica.

Come quando deve nevicare e non nevica.
Lo dice il meteo. Lo dicono tutti.
Eppure non nevica.
Quando stai per starnutire e lo starnuto non arriva.
Come quando qualcosa che doveva essere al suo posto, al suo posto non c'è più.
Come quando non ti viene una canzone.
Quando quella parola ce l'hai sulla punta della lingua, ma da lì non si sposta.
Resta lì, mica esce.
Quando aspetti una scusa. Quando aspetti delle scuse.
Come quando fai per dare un bacio, e il bersaglio del bacio si sposta. 
Non per volontà, ma per disattenzione.
Come quando aspetti che qualcuno cambi qualcosa.
Come quando aspetti che la pubblicità finisca.
Come quando trovi un suo capello, e speri che seguendo il suo corso come un filo ti riporti da lei.
Il meteo sbaglia quasi sempre.
Come quando deve nevicare e non nevica.

DENNIS WILSON. IL VERO BEACH BOY.

Dennis Wilson era l'unico vero surfista dei Beach Boys.

Era il batterista della band e prestava la sua voce consumata dagli eccessi alle armonie magiche di quei celebri cori.

Nei Beach Boys era sovrastato dall'ombra del geniale fratello Brian, ma si ritagliò un ruolo sempre più importante nella band.

È in parte l' autore di "You Are So Beautiful" di Joe Cocker.

Fu amico di Charles Manson, prima che questo architettasse le sue stragi. Ebbe innumerevoli donne, una di queste la sposò due volte. Amava il mare, il sole e la sua vita incarnava davvero il mito californiano.

Viveva veloce.

Nel 1983, poco dopo il suo trentanovesimo compleanno perse la vita. Annegò a Marina del Rey dopo un mese vissuto da nomade e senzatetto.

Fu sepolto in mare.

Nel 1977 Dennis Wilson ha pubblicato un album. Si chiama "Pacific Ocean Blue", ed è meraviglioso.

E' uno dei miei dischi preferiti di sempre.

Di "pacifico" non c'è nulla, dell' Oceano c'è tutto. Anche quello che spaventa. E' bellissimo, visionario e a volte straziante.

"Hi, my name isDennis Wilson. I make rock n'roll records"

2017.DUEMILAEDICIASSETTE.

2017. DUEMILAEDICIASSETTE.

365 nuovi proiettili nella pistola.
Usateli saggiamente. 
Anzi no, usateli follemente, scriteriatamente.
Nemmeno..usateli istintivamente. O forse usateli responsabilmente.
Usateli di getto. Usateli per fare bene. Usateli per voi stessi.
Usateli solo per difendervi. O forse, usateli per aggredire la vita.
O forse neppure...
Usateli per abbattere tutto ciò che vi tiene lontani da quello che volete.
Let's do this.

VERSO LA FINE, VERSO L'INIZIO

La fine.

Limite può essere sinonimo di fine. I limiti di una proprietà terriera ne segnano la fine.
E al contempo determinano l’inizio di qualcosa di diverso.
Esiste anche il “senso del limite”, di cui spesso si rimprovera la mancanza ai bambini nei loro eccessi giocosi.
Esiste anche un “senso della fine”? 
Nessuno si è mai sentito dire “certo che non hai proprio il minimo senso della fine!”
Eppure io credo che esista. Ne sono certo. E sono certo che sia indissolubilmente legato alla sensazione del nuovo inizio. Quantomeno all’avvertirne se non altro la possibilità, quasi l’inevitabilità. Una giornata di pioggia finisce quando sentiamo l’odore fresco di un’aria diversa. Non quando smettono di cadere le gocce.
Quest’anno mi sono spesso trovato a lottare con il concetto di fine, così labile. È una lotta devastante, come quelle leggendarie tra i mostri degli abissi. Tra la ragione e il paradosso.
E la mia conclusione è questa.
Questo è ciò in cui credo e continuo a credere.

Ogni fine è un inizio.

USA LA POESIA

Ieri muovendomi tra i corridoi di una grande libreria, cercando qualcosa di cui aver bisogno tra gli scaffali della sezione “poesia”, ho ritrovato la bellissima “A Edward Dahlberg” di Jack Kerouac

“Non usare il telefono
La gente non è mai pronta a rispondere. 
Usa la poesia

Don’t use the telephone
People are never ready to answer it
Use poetry”

Era stampata su un cartello, in bella vista, come invito a frequentare quella sezione del negozio ormai un po’ striminzita. E forse un poco desueta.
Mi sono chiesto che significato possano avere oggi questi versi. Oggi che invece siamo sempre pronti a rispondere al telefono. Oggi che il telefono non è più solo un “telefono”.
Oggi rispondiamo anche se non ce n’è bisogno. Oggi che piuttosto ci inventiamo la domanda. Esclamiamo punti esclamativi senza che un punto di domanda ce li abbia domandati. 
Siamo più che pronti a rispondere. Non vediamo l’ora e lo facciamo anche quando non è necessario.
Re-spondère”, “sposare nuovamente”, “assumersi nuovamente la responsabilità” .
Ma assumersi la responsabilità di che cosa? 
Di parlare certo, ma prima ancora, la responsabilità di avere ascoltato. 
Di avere compreso, preso con sé la domanda o la questione che ci è stata posta.
E noi oggi siamo molto meno bravi ad ascoltare che a rispondere.
Però, quando siamo di fronte alla poesia in ogni sua forma, al suo alludere, indicare e raccontare, non possiamo che metterci in ascolto.
Nessuno di noi dubiterà mai di una poesia.
La poesia non può essere vera o falsa.
Ecco perché ne avremo sempre bisogno. Anche se per decenni dovesse vivere rincantucciata in qualche angolo della storia, se la sua incarnazione più celebre sarà temporaneamente il cartiglio di qualche dolciume, torneremo da lei. 
Perché della poesia noi abbiamo sete, e allo stesso modo abbiamo fame di canzoni, sue figlie.
Perché non possono che essere vere.

Non usare il telefono
La gente è fin troppo pronta a rispondere
Senza dire nulla
Continua a usare la poesia

UN UNIVERSO CHE (NON) HAI SCELTO

Vieni al mondo in un posto che non scegli tu, in un tempo che non scegli tu. Non scegli la tua statura, non scegli il colore dei tuoi occhi, il tuo sesso, la casa in cui crescerai. Non scegli le guerre che si combattono, per un certo tempo non puoi nemmeno scegliere chi governa il paese in cui vivi. Non scegli di chi ti innamori, non scegli le tue paure, non scegli le stagioni.
Partiamo in un "già dato", come il letto di un fiume in cui cominciamo a scorrere.
Ma certe cose le possiamo scegliere eccome, altre ancora le possiamo cambiare. O quantomeno possiamo lottare strenuamente per provare a cambiare ciò che non è come vorremmo.
Possiamo scegliere di non odiare. Possiamo scegliere quali guerre non combattere. Possiamo scegliere chi tenerci vicino.
Possiamo scegliere noi stessi.
E per quanto retorico, banale, e non abbastanza anticonformista da essere di moda, il periodo che precede l'inizio di un anno nuovo è un buon momento per pensare a tutto questo.
Io voglio imparare a scegliere a cosa dare peso.
E Voi, ora, cosa scegliete?