CERTI GIORNI DORATI

Ci sono giorni dorati. Che arrivano prima di quelle sere di cui scrive Peter Cameron. E' un pulviscolo a renderli dorati. Non è oro arrogante, massiccio, pesante. Al contrario. E' caldo, filtra, si srotola, turbina e si allenta. Tutti abbiamo i giorni dorati. Sono quelli in cui si vedono le scintille. Si intuisce una forma nuova. Si percepisce la possibilità. E non vorremmo mai lasciarli andare. E dovremmo ri-imparare o finalmente imparare a essere devoti al momento. A collezionare particolari in cui trovare l'universale in filigrana. Ci sono giorni dorati, che sono come un paio di occhiali di cui avevamo bisogno. Per vedere. Ci sono giorni che sono punti esclamativi. Ci sono giorni in cui ci vediamo riflessi. Ci sono giorni in cui ci riconosciamo in quei riflessi. Giorni che portano un rumore di passi sconosciuti. Ci sono giorni dorati, giorni che se ti ci tuffi ti cambiano. Ti cambiano magari di una ruga, di una luce negli occhi, di un capello, di un battito. Cambiano impercettibilmente il modo in cui alziamo la testa, in cui la luce ci colpisce. Poco, piano, ma se lo vogliamo, per sempre. E' una cosa seria. Leggera, ma seria. Come i giochi.

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LE TAPPE
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Finalmente posso svelarvi le tappe del tour, sono le soste che punteggiano la “grande direttrice” della Via Francigena. Per essere più precisi quella che percorreremo si chiama Via Romea Di Sigerico.
Le tappe sono un’indicativa scansione del viaggio/tour come fossero delle parentesi da riempire di musica, incontri, accadimenti.
Ma sono delle parentesi flessibili, elastiche. possiamo tirarle ed allungarle fino all’esasperazione o avvicinarle incredibilmente fra loro, farne spuntare di nuove. Il cammino nel suo “farsi camminando” c’è un grande spazio per il cambio di programmi, ma ora avete ed abbiamo dei punti temporali di riferimento per trovarci e localizzarci in modo che chi voglia unirsi sappia come regolarsi.
Vi aspetto

Jack
16/4 TAPPA 1 - PAVIA - SANTA CRISTINA 28 Km

17/4 TAPPA 2 - SANTA CRISTINA - ORIO LITTA 16 KM

18/4 TAPPA 3 - ORIO LITTA - PIACENZA 22 KM

19/4 TAPPA 4 - PIACENZA - FIORENZUOLA 32 KM

20/4 TAPPA 5 - FIORENZUOLA - FIDENZA 22,5 KM

21/4 TAPPA 6 - FIDENZA - MADESANO 24 KM

22/4 TAPPA 7 - MADESANO - CASSIO 30 KM

23/4 TAPPA 8 - CASSIO - BERCETO 10 KM

24/4 TAPPA 9 - BERCETO - PONTREMOLI 30 KM

26/4 TAPPA 10 - PONTREMOLI - VILLAFRANCA 33 KM

27/4 TAPPA 11 - VILLAFRANCA - AULLA 11 KM

28/4 TAPPA 12 - AULLA - SARZANA 18 KM

29/4 TAPPA 13 - SARZANA - MASSA 29 KM

30/4 TAPPA 14 - MASSA - PIETRASANTA 18 KM

  1/5 TAPPA 15 - PIETRASANTA - CAMAIORE 8 KM

  2/5 TAPPA 16 - CAMAIORE - LUCCA 24 KM

  3/5 TAPPA 17 - LUCCA - ALTOPASCIO 19 KM

  4/5 TAPPA 18 - ALTOPASCIO - SAN MINIATO 29 KM

  5/5 TAPPA 19 - SAN MINIATO - GAMBASSI TERME 24 KM

  6/5 TAPPA 20 - GAMBASSI TERME - SAN GIMIGNANO 13 KM

  7/5 TAPPA 21 - SAN GIMIGNANO - MONTERIGGIONI 32 KM

  9/5 TAPPA 22 - MONTERIGGIONI - SIENA 21 KM

10/5 TAPPA 23 - SIENA - PONTE D’ARBIA 26 KM

11/5 TAPPA 24 - PONTE D’ARBIA - SAN QUIRICO 26 KM

13/5 TAPPA 25 - SAN QUIRICO - RADICOFANI 33 KM

14/5 TAPPA 26 - RADICOFANI - ACQUAPENDENTE 24 KM

15/5 TAPPA 27 - ACQUAPENDENTE - BOLSENA 23 KM

17/5 TAPPA 28 - BOLSENA - MONTEFIASCONE 19 KM

18/5 TAPPA 29 - MONTEFIASCONE - VITERBO 18 KM

19/5 TAPPA 30 - VITERBO - VETRALLA 17 KM

20/5 TAPPA 31 - VETRALLA - SUTRI 24 KM

21/5 TAPPA 32 - SUTRI - CAMPAGNANO 24 KM

22/5 TAPPA 33 - CAMPAGNANO - FORMELLO 11 KM

23/5 TAPPA 34 - FORMELLO - ROMA 30 KM

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PERCHÉ UN TOUR A PIEDI?

E’ da qualche tempo che ho la certezza profonda che noi esseri umani abbiamo un grande bisogno di ascoltarci. Di ascoltare noi stessi così come di parlare tra di noi senza il desiderio immediato di far prevalere le nostre ragioni su quelle del nostro interlocutore. Abbiamo bisogno di comunicare nel vero senso della parola.

La musica e il cammino sono due delle principali dimensioni di dialogo tanto esteriore quanto interiore che io conosca e ho deciso di unirle dando vita a “Torno A Casa A Piedi Tour”.

L’etimologia della parola “tour” (in particolare il francese antico tor, tourn , tourn) ci porta a pensare a un movimento circolare, a un procedere per curve. 
E ad un ritorno.
E’ la semantica del viaggio. 

Un tour musicale è uno spostarsi su dimensioni parallele. Sappiamo bene come la musica sia in grado di far viaggiare tanto chi la suona quanto chi la ascolta, non a caso si parla di trasporto in una performance.
Pensiamo a quante volte ci troviamo a dire che: “ciò che conta non è la meta ma il viaggio stesso”! Se non esiste un vero e proprio fine, non esiste neppure una vera e propria fine.
La circolarità non ci permette di distinguere la partenza e il ritorno. Allo stesso modo i musicisti in tour fanno fatica a mantenere salda la concezione del tempo: il concreto e l’astratto sembrano fondersi.

Danny O’Keefe scrisse:
“And when you stop to let em know / You got it down / Its just another town along the way”

Lucio Dalla tradusse:
“E se ti fermi / Convinto che ti si può ricordare / Hai davanti un altro viaggio e una città per cantare”

Se ci domandiamo quale pratica abbia unito fin dai tempi antichissimi il percorrere le strade fisiche, concrete e spesso faticose che attraversano il nostro Mondo e quelle altrettanto impegnative di un mondo che per comodità definiremo spirituale non possiamo che pensare al pellegrinaggio.
Con questo sentimento ho chiamato il mio primo disco in italiano “Torno A Casa” e con questa idea ho deciso di portarlo in tour percorrendo a piedi parte della Via Francigena Italiana, con uno zaino e una chitarra. 

Io e la mia musica ci sposteremo su una delle principali vie di pellegrinaggio della storia.
Percorrerò quasi 800 km in circa 30 tappe. Camminerò da Pavia a Roma e terrò concerti quasi ogni giorno.

Mi sposterò attraverso Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana e Lazio. Sarò prima ancora ascoltatore che cantante e suonatore. Documenterò tutto, in forma scritta e visiva.
Incontrerò luoghi e persone, e chi vorrà potrà seguirmi e unirsi a me per una o più tappe.
In un viaggio del genere si possono esplorare praticamente tutte le facce dell’esistenza partendo dalla terra su cui posiamo i piedi per spostarci fino ad arrivare alla dimensione più immateriale del percorso, che ci parla di coesistenza tra diverse tradizioni spirituali.

La musica negli ultimi anni mi ha insegnato che i muri si possono abbattere, che comunicare è condividere. Sono le stesse lezioni che le esperienze mi ribadiscono ogni volta che mi metto in viaggio. E non ho nessuna intenzione di smettere di imparare.

Ci vediamo là fuori

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ISLANDA #5 ABOUT TIME (VOLCANO)

Quindi sono qui, in aeroporto.
Con un anticipo che non si era mai visto nelle mie tabelle di marcia.
Ma si sa, il tempo nei viaggi scorre in modo strano. Se ognuno di noi, con il proprio tempo interiore fosse un ingranaggio si potrebbe dire che a seconda dei nostri momenti abbiamo un diverso movimento, più o meno rapido. Per questo quando ci confrontiamo con gli altri e il loro personale ingranaggio possono nascere attriti o sincronie stupefacenti. Anche i luoghi hanno il loro fluire temporale, le loro ruote dentate hanno un movimento speciale e arcano, e quando esploriamo cerchiamo di sincronizzare il nostro - che a sua volta si troverà ad avere un ritmo diverso dal consueto - con quello del posto.
Così quando guardiamo il nostro orologio, prima di tornare a casa, ci sembra che tutto si sia dilatato e accorciato allo stesso tempo. Potrebbero essere passati anni o secondi.
Potrebbe essere stata una settimana fa che con la mia chitarra ho suonato nel meraviglioso Lucky Records di Reykjavik. Ed era ieri.
Due settimane fa potrei aver visto sbuffare colui che ha dato il nome a tutti i Geyser del mondo: Geysir e il suo fratello minore Strokkur. Ed era ieri.
Non conto i chilometri che ho percorso, le cose che ho visto, gli scenari che mi si sono srotolati davanti in questa isola dove ci si trova davvero un po' più vicini a capire cosa sia la Terra. Percepisco tutto come uno dei magmatici fiumi di lava che la attraversano.
È buffo come qualche giorno fa avessi citato Verne e il suo "Viaggio al centro della Terra" e proprio oggi mi sono trovato sul fondo di un vulcano. Calato con una cesta/carrucola simile a quelle che vengono utilizzate per trasportare chi lava i vetri dei grattacieli, sono sceso 120 metri nel ventre del pianeta e mi sono trovato nell'unica camera magmatica non attiva ma completamente sgombra fino ad ora conosciuta.
In mezzo ai colori che raccontano un viaggio nella storia geologica tutto si ferma. Tutto tace. Tranne le gocce che cadono, da almeno 4000 anni.
E tu ti senti più piccolo di quelle gocce. E non è lo spazio. È il tempo. Qui sei davanti a qualcosa che ha a che fare con l'ingranaggio che fa girare tutti gli altri.
Ma tornando al presente, che è quello dove bisogna immergersi totalmente, dopo ogni viaggio porto a casa quella sensazione di dover lasciare liberi tutti gli ingranaggi.
E forse l'Islanda mi ha insegnato che il viaggio, lo spazio, è una questione di Tempo.

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ISLANDA #4 POI ARRIVA LEI

Il mio amico Gabro la chiama "la solitudine degli iperattivi". 
Questa è stata l'agenda delle mie ultime 36 ore.
Partendo da Siglufjördur mi sono fermato Olafsfjördur, un bellissimo paesino di pescatori incastonato su un fiordo. Qui un simpatico signore locale, un giante buono sulla cinquantina mi ha scambiato per un suo concittadino non riuscendo a capacitarsi del fatto che non rispondessi ai suoi discorsi in Islandese.
Dopo qualche ora di guida ho camminato attorno a Godafoss,una cascata maestosa dove si dice che l'ultimo legislatore pagano d'Islanda abbia gettato le statue e i simulacri di quelli che furono i suoi dei prima che decidesse che l'Islanda sarebbe stata cristiana. 
Sono sceso nella buca di Grjotagja, una piccola grotta lavica dove si dice che un fuorilegge solesse fare i suoi bagni termali prima che i movimenti magmatici portassero quest'ultima ad avere 50 gradi di temperatura. In tempi a noi molto più vicini e per la mia personale soddisfazione, qui hanno girato l'episodio "Kissed By Fire" di Game Of Thrones.
Ho esplorato Dimmu Borgir, maestoso campo di lava dominato da "fortezze oscure" e ritenuto la porta che mette in comunicazione il mondo naturale con quello sovrannaturale. Gli amanti del metal lo sanno bene.
Ho fatto il bagno nelle pozze geotermali vicino al lago Myvatn. Esperienza che si è rivelata al pari di uno sport estremo data la presenza negli spogliatoi maschili di alcune sofisticatissime e potentissime armi battereologiche abilmente camuffate sotto forma di scarpe da trekking di un'allegra comitiva.
Ho viaggiato in barca al largo di Husavik e ho visto una balenottera minore e due megattere sbuffare e poi immergersi per nutrirsi prima dell'inverno e un gruppo di delfini (lagenorinco rostrobianco per essere precisi) nuotare e inseguire le onde.
Ma soprattutto ieri notte ho visto lei.
Speravo venisse a trovarmi ma sapevo di non poterci contare. 
Del resto l'avrebbe spinta a cambiare le sue abitudini?
Ogni volta che mi azzardavo a confidarmi con qualcuno e a chiedere un consiglio le mie illusioni venivano infrante. Quasi con aria di scherno. 
"Se ti fosse davvero importato tanto di lei avresti dovuto muoverti prima"
Eppure io ieri non riuscivo a dormire. E non riuscivo a smettere di pensare a lei. E in un albergo in mezzo al nulla, quando anche l'ultimo rossore del tramonto era scomparso, solo io vegliavo l'attesa dei sognatori.
E poi. Ha bussato alla mia finestra.
Si muoveva silenziosa e aveva un abito di un verde che i miei occhi non avevano mai visto, e che è difficile da spiegare. Sono uscito e mi sono precipitato da lei. Non sono riuscito a far altro che stare lì a guardarla, impalato. E dopo un paio di giravolte e di passi di danza se ne è andata. E mi ha lasciato da solo sotto le stelle.
Ma che importa.
È venuta da me.
Aurora.

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ISLANDA #3 BE WATER

La strada ti porta dove vuole lei.
Tu la segui e lei ti porta.
Qui può capitarti di non incontrare o incrociare un'altra auto per lunghissimi tempi. E intanto attorno, tutto si srotola con calma, ma senza tregua. E con tutto intendo proprio tutto.
Pioggia, sole, nuvole, sole. Prati, spiagge, montagne, fiori, rocce. Verde, nero, blu, marrone, fiumi, mari. Case, cavalli, capre.
Oggi c'è un vento freddo che continua a soffiare.
E deve avere parlato nell'orecchio alla mia strada, suggerendole dove portarmi.
E io l'ho seguita.
La strada ti porta dove vuole lei. 
Dove sa che tu hai bisogno di stare.
Ora vedo il Tramonto sul Mare di Norvegia. E ho di fronte un gregge, la pecora nera mi guarda .

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ISLANDA #2 NOT FIRE, NOT ICE

"Discendi nel cratere dello Jokull di Sneffels che l'ombra dello Scartaris viene a lambire prima delle calende di luglio, viaggiatore ardito, e perverrai al centro della Terra. E questo ho fatto io, Arne Saknussemm."
Questo è il messaggio che il professor Otto Lidenbrock decifra e che lo porterà a compiere il suo "Viaggio al centro della Terra" nel romanzo di Jules Verne
Lo Snæfellsjökull è un vulcano alto 1446 metri, con un ghiacciaio in cima. Si vede perfino da Reykjavik, quando il cielo è terso. Ma oggi non lo era, e me lo sono andato a prendere io.
La penisola di Snæfellsnes cambia ad ogni respiro: scogliere, spiagge,fiordi che tolgono il respiro, distese di muschi e rocce nere di lava. Tutto si sussegue conciliandosi.
Quando ho percorso la strada che attraversa il vulcano mi sono trovato in mezzo a una nuvola che si è squarciata all'improvviso. Dicono che sia uno dei più potenti "centri di energia" della Terra, e di sicuro nel suo silenzio, parla chiaro.
Oggi ho imparato una cosa nuova. Se vi fermate per fare una ricognizione a piedi e sentite la vostra auto fare uno strano rumore, come di un uccello islandese, non sforzatevi di capire da dove venga quello strano suono acuto e intermittente. È un uccello islandese. Dopo un viaggio attraverso scenari che non hanno mai smesso di farmi rimanere a bocca aperta, com l'Atlantico sempre alla mia sinistra mi sono fermato a Stykkisholmur. Come Walter Mitty. 
È un paese di poco più di 1000 anime se si escludono i turisti e i loro capi d'abbigliamento super-tecnici. Ed è un piccolo gioiello, il porto un fiordo bellissimo, e la Vatnasafn: la biblioteca dell'Acqua. Installazione permanente di Roni Horn con la sua luce densa e i suoi 24 pilastri di vetro riempiti con l'acqua dei diversi ghiacciai Islandesi.
C'è anche una chiesa, che definirei improbabile. È come se il sogno futurista di un designer brianzolo l'avesse proiettata qui, in mezzo alle scogliere incontaminate. Ma forse sbaglio. Del resto parlo io che con una temperatura di 8 gradi, in barba ai capi super tecnici degli altri, ho finito la cena con un gelato.

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ISLANDA #1 CHASE THE SUN

Sono le 9 di sera e fuori c'è il sole. Ancora alto sull'orizzonte.
Non so da quanto sono sveglio e non so quanto ho dormito. Ieri,nel tragitto dall'aeroporto di Keflavik al centro di Reykjavik ha fatto buio, ma il mattino ha iniziato presto a bussare alle finestre che avevo coperto con le sole tende. Qualcuno dice che l'estate Islandese è un frigorifero. Un limbo in cui il giorno si conserva intatto il più possibile. Diversa dal ghiaccio dell'inverno, ma pur sempre un frigorifero.
Reykjavik è bassa, luminosa, ordinata ed elettrica. Sarà il porto e i suoi tanti scambi, sarà che tutto accade un po' più tardi di quanto mi aspettassi. Sarà che il sole qui va spremuto fino in fondo, ma la sento come una torpedine, portatrice sana di scariche elettriche.
E ho la stessa sensazione che provo ogni volta che mi sposto nel Nord. C'è qualcosa di incredibilmente rarefatto nella luce qui. Pare di poter vedere un qualche tipo di energia come quel pulviscolo che ci appare quando il sole filtra in modo particolare dalle finestre di una stanza.
Il giornalista polacco Mariusz Wilk ha detto "la realtà nel Nord è più sottile che da qualsiasi altra parte, come un maglione logoro sui gomiti, e l'altro mondo ci brilla attraverso"
E qui, come testimoniano gli onnipresenti "lopapeysa", di maglioni sono degli esperti.

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