PERCHÉ UN TOUR A PIEDI?

E’ da qualche tempo che ho la certezza profonda che noi esseri umani abbiamo un grande bisogno di ascoltarci. Di ascoltare noi stessi così come di parlare tra di noi senza il desiderio immediato di far prevalere le nostre ragioni su quelle del nostro interlocutore. Abbiamo bisogno di comunicare nel vero senso della parola.

La musica e il cammino sono due delle principali dimensioni di dialogo tanto esteriore quanto interiore che io conosca e ho deciso di unirle dando vita a “Torno A Casa A Piedi Tour”.

L’etimologia della parola “tour” (in particolare il francese antico tor, tourn , tourn) ci porta a pensare a un movimento circolare, a un procedere per curve. 
E ad un ritorno.
E’ la semantica del viaggio. 

Un tour musicale è uno spostarsi su dimensioni parallele. Sappiamo bene come la musica sia in grado di far viaggiare tanto chi la suona quanto chi la ascolta, non a caso si parla di trasporto in una performance.
Pensiamo a quante volte ci troviamo a dire che: “ciò che conta non è la meta ma il viaggio stesso”! Se non esiste un vero e proprio fine, non esiste neppure una vera e propria fine.
La circolarità non ci permette di distinguere la partenza e il ritorno. Allo stesso modo i musicisti in tour fanno fatica a mantenere salda la concezione del tempo: il concreto e l’astratto sembrano fondersi.

Danny O’Keefe scrisse:
“And when you stop to let em know / You got it down / Its just another town along the way”

Lucio Dalla tradusse:
“E se ti fermi / Convinto che ti si può ricordare / Hai davanti un altro viaggio e una città per cantare”

Se ci domandiamo quale pratica abbia unito fin dai tempi antichissimi il percorrere le strade fisiche, concrete e spesso faticose che attraversano il nostro Mondo e quelle altrettanto impegnative di un mondo che per comodità definiremo spirituale non possiamo che pensare al pellegrinaggio.
Con questo sentimento ho chiamato il mio primo disco in italiano “Torno A Casa” e con questa idea ho deciso di portarlo in tour percorrendo a piedi parte della Via Francigena Italiana, con uno zaino e una chitarra. 

Io e la mia musica ci sposteremo su una delle principali vie di pellegrinaggio della storia.
Percorrerò quasi 800 km in circa 30 tappe. Camminerò da Pavia a Roma e terrò concerti quasi ogni giorno.

Mi sposterò attraverso Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana e Lazio. Sarò prima ancora ascoltatore che cantante e suonatore. Documenterò tutto, in forma scritta e visiva.
Incontrerò luoghi e persone, e chi vorrà potrà seguirmi e unirsi a me per una o più tappe.
In un viaggio del genere si possono esplorare praticamente tutte le facce dell’esistenza partendo dalla terra su cui posiamo i piedi per spostarci fino ad arrivare alla dimensione più immateriale del percorso, che ci parla di coesistenza tra diverse tradizioni spirituali.

La musica negli ultimi anni mi ha insegnato che i muri si possono abbattere, che comunicare è condividere. Sono le stesse lezioni che le esperienze mi ribadiscono ogni volta che mi metto in viaggio. E non ho nessuna intenzione di smettere di imparare.

Ci vediamo là fuori

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JACK JASELLIComment