TOUR DIARY PT. I : SIRACUSA

DOMENICA 17 GIUGNO, SIRACUSA La prima data la facciamo in cinque. Formazione completa.

Appuntamento alle 9:30 a Linate. Si vola verso Siracusa per un evento organizzato da Franklin & Marshall. Ci imbarchiamo abbastanza rapidamente, a parte qualche accapigliamento con i soliti dilemmi: “macosafaitulaimbarchilachitarraolaspedisci?” ,”bohiomelaportosempreinaereopiuttostoimbarcoilresto” e via dicendo. Personalmente ogni volta che devo prendere un aereo c’è un momento capace di mettermi in crisi. Quello in cui devo far passare i bagagli a mano nel controllo a raggi-x e attraversare il metal detector. Avete presente quando dovete togliervi cintura, monete, orologi e ogni cosa che potrebbe far suonare l’allarme per metterlo nelle vaschette di plastica? Ecco. Io mi ritrovo puntualmente con una serie di pezzi sconosciuti che non so più da dove siano usciti. Non possono essere miei. Entro intero ed esco a pezzi.  Solitamente per di più sono in ritardo e devo correre. E’ come se mi dessero un reattore termonucleare ridotto in coriandoli e mi dicessero di assemblarlo in due secondi. Spesso finisce che perdo qualcosa.

Immagine

Ma a parte questo, c'è giusto il tempo di sentire le condizioni climatiche gracchiate con accento romanesco che siamo già atterrati a Catania.Il basso di Paolo arriva stancamente sul nastro trasportatore con il flight case aperto e smontato. Paolo è un signore, e non si scompone. Prendiamo l’auto che per due giorni ci accompagnerà e ci lanciamo come lupi famelici alla caccia del tanto atteso cibo locale. E così è: arancini, cannoli, panzerotti, cassate, gelati, brioches. Tutto ammassato da noi senza senso e senza pudore in tempi record su un tavolino di plastica a bordo strada. E’ una scena forte, me ne rendo conto. La carneficina dura poco. Saliamo in macchina unti e felici.

Guido io. E per gli altri è uno sport estremo. Non perchè io guidi in maniera spericolata, ma perchè diciamolo, mentre guido, tendo a parlare, cambiare musica, ridere. Insomma mi faccio i cazzi miei. Ma i miei amici e compagni di avventura mi vogliono bene e mi danno fiducia. E io ne voglio a loro, e cerco di meritarmi la fiducia accordata. Nik, the navigator ci porta con la sua precisione proverbiale a destinazione. Siracusa: lo Zen. Soundcheck time.

Il posto è mozzafiato, suoniamo a picco sul mare. Da un lato la scogliera con delle grotte naturali e dall’altro il blu più blu. Così tutto viene facile.

ImmagineImmagine

La nostra Ilaria “Dangerous” Pozzi ci raggiunge, ci istruisce e ci veste a modino. Il tempo di una doccia in albergo e siamo back on track, pronti per suonare sotto le stelle.

Immagine

Il pubblico è per lo più fatto di ospiti internazionali invitati all’evento, e dopo 5 minuti davanti a noi c’è il più bello e sudato degli spettacoli. Gente che balla e si scatena a piedi nudi. Qualcuno tra il pubblico grida entusiasta e ad un volume impressionate “Yalla! Yalla!”. Qualcuno mi urla qualcosa in svedese e qualcuno limona forsennatamente.

Le cose girano nel modo giusto.  Non ci lasciano andar via e noi non ce ne vorremmo andare. Bis, tris, ancora una.Poi però è tempo del dj e Fab ed io con un mojito in mano pensiamo che la selezione musicale che snoccioliamo quando vestiamo i suoi panni sia molto più fica. Del resto siamo tutti a bordo mare, sotto la luna con un cocktail ghiacciato in mano, quindi il mondo è nostro.

Lunedì mattina ci si sveglia vedendo una terrazza sul mare, e ci sono francamente modi peggiori di iniziare la settimana. Un giro ad Ortigia, il tempo di rimanere senza fiato per la bellezza, un pranzo tipico, il tempo di rimanere senza fiato per l’olio e a bordo della nostra rinfrescante vibe-mobile nero carbone ci dirigiamo verso Cassibile.

[caption id="" align="alignnone" width="292"]Immagine siracusa[/caption]

[caption id="" align="alignnone" width="282"]Immagine the vibes[/caption]

Qui Chiara e Lorenzo ci aspettano a “La Casa Di Melo” dove passiamo il tempo coccolati e viziati e dove tutti abbiamo pensato per qualche minuto di trasferirci in pianta stabile. Siamo con i piedi a mollo, le palme davanti e giardini e orti meravigliosi tutto intorno. Una miriade di cani gioca con noi e sembra non accorgersi che presi da euforia stiamo battendo il record di cazzate per minuto prima d’ora mai favellato da mortale alcuno. Per me e Max è il momento di un sano Montecristo de Cuba. Mi aspetto che da un momento all'altro mi chiami Snoop Dogg per dirmi che così è davvero troppo. Chiara decide di darci il colpo di grazia con granita alle mandorle e brioches con gocce di cioccolato. E adesso? Come si fa ad andare via?

Immagine

Immagine

Saliamo sulla nostra Touran caricata a dovere e mentre il sole comincia a scendere ci troviamo di fronte l’Etna che sbuffa piano. Lui non deve partire. Il tramonto accarezza Catania e disegna i contorni di questi due giorni.

Restituiamo la macchina all’autonoleggio dell’aeroporto e qui ahimè ecco un episodio veramente sgradevole di questa prima tappa del tour. Non mi dilungo,anzi, non ve lo racconto proprio, ma se vi capita di trovarvi lì e incontrare tra i ragazzi che lavorano all'Avis un certo Giuseppe, abbronzatissimo e con la polo d’ordinanza dal colletto tirato all’insù, tirategli un fortissimo coppino da parte mia. Il sole brilla arancione sul marmo e scende in quel modo unico che ha il sole di calare tra le vetrate degli aeroporti quando te ne stai andando.

ImmagineImmagine

Sul volo con noi ci sono due noti stilisti - molto noti dal momento che siamo in grado di riconoscerli tutti e cinque - che per incastrare i loro bagagli nelle cappelliere mobilitano l’intero volo, compresi equipaggio, passeggeri e sospetto anche torre di controllo in un gigantesco e frenetico Tetris. Poteva trattarsi di un pacco bomba data l’enfasi, ma per fortuna credo che l’elevatissimo livello d’allarme fosse dovuto al possibile contorcimento di un mocassino all’interno del bagaglio. Atterriamo, questa volta il basso di Paolo è così stanco che non arriva proprio.

Arrivo a casa, sono stravolto, sorrido a chi è con me e tiro fuori dalla borsa quattro cannoli di Nonna Vincenza. Io la Sicilia me le tengo stretta a colpi di ricotta.

Immagine