UNDAE NOSTRAE (nonsobenesesserefeliceofamivenireilmagone)

C'è qualcosa che si muove nelle acque italiane, nuota tra le alghe del tirreno, spunta d'improvviso tra i flutti delle coste sarde e si tuffa nelle profondità più buie del mediterraneo. Non è un mostro marino, né un pesce geneticamente mutato dall'inquinamento del Mare Nostrum, e nemmeno un avvistamento di Giuliano Ferrara in costume da bagno.
E' una cosa meravigliosa di cui noi del Bel Paese (cremoso o meno) possiamo andare fieri e per cui possiamo anche un po' menarcela.
Si chiama ONDE NOSTRE, ed è la creatura di Luca Merli e Matteo Ferrari. Per chi di voi non lo conoscesse ancora, Onde Nostre è un film di surf girato quasi interamente in 16mm e Super 8 in Italia, con riders italiani. E fa venire la pelle d'oca. Puro soulfood. Anche se doveste essere digiuni di surf, potete riempirvi la pancia di vita. 
Guardatelo, ve lo meritate.
Fatta questa premessa posso raccontarvi di come ieri io abbia raggiunto in Versilia l'intera crew per girare il video di un mio nuovo brano. I ragazzi si trovano da quelle parti per girare alcune perti del seguito di Onde Nostre che uscirà ne l 2013 ( qui potete seguire tutti gli sviluppi ) e all'appuntamento incontro Luca, Matteo, Giovanni Barberis, Filippo Maffei , Sara e Ale Ponzanelli che però non ci seguirà nelle riprese.
Mentre il sole avverte che ha intenzione di cominciare la sua discesa puntuale, noi con una Jeep e uno spettacolare VW van d'epoca ci inerpichiamo sui monti nel parco naturale delle Alpi Apuane che dominano l'Alta Versilia, salendo da Seravezza ad libitum.
Mi guardo intorno e se penso che 5 ore prima mi si scioglievano le suole delle scarpe ad una pompa di benzina milanese non so bene se essere felice o farmi venire il magone.
Prima di arrivare alla vetta designata come luogo dello shooting, al momento coperta da una nuvola, troviamo una casa di legno, messa lì su un prato, tra un bosco e delle rocce. Siamo subito catapultati Into The Wild e dei grossi cumuli di letame ci dicono a chiare lettere che la dimora appartiene a mucche e capre, le quali ci salutano a gran voce non appena ci avviciniamo. Già, perchè si è deciso unanimemente che qualche ripresa va fatta anche qui.
Nemmeno il tempo di chiederglielo che il proprietario di quello che scopriamo essere un agriturismo si mostra entusiasta e non solo ci concede di filmare, ma ci aiuta pure a spostare sassi, mattoni e quant'altro. Se penso che sei ore prima avevo a che fare con un edicolante milanese inacidito non so bene se essere felice o farmi venire il magone, ma un'idea inizio ad averla.
Le riprese filano smooth as silk tra un'invasione amichevole di caprette e una skateata giù per la strada ed è il momento di andare "al piano di sopra", in vetta, a salutare il tramonto.
La nuvola era scomparsa. Se non sei Friedrich non riesci a dare l'idea di ciò che mi sono trovato davanti agli occhi, perciò accontentatevi di qualche foto e di sapere che in qualche modo la roccia, la luce, il verde, il mare all'orizzonte e un piccolo arcobaleno si alternavano mantenendo costantemente una proporzione perfetta. L'armonia delle sfere, anche se di sfere non se ne vedono. In un momento di narcisismo, con tutta quella perfezione intorno mi sembra anche di aver scritto un pezzo mica male. Luca, Matteo e Giovanni, che forse ricorderete per essere stati evangelisti, lavorano di filtri, lenti ed esposimetri e io mi sento in una botte di ferro. Rido, e se penso a molte delle situazioni di menate e tensioni in cui ho lavorato in passato non so bene se....esatto. Mentre il sole scende Filippo mi fa notare come le cave di marmo abbiano mutato profondamente il paesaggio in un braccio di ferro tra la mano dell'uomo e quella della natura. Il problema è complesso, perchè quelle stesse cave che massacrano le montagne, danno da lavorare a molte persone, e si sta cercando di arrivare a una soluzione definitiva e intelligente. Lui sta facendo un reportage fotografico sull'intera situazione e attendo di poterlo vedere. Nel frattempo Sara si presta fare da comparsa nel video, e io ho il sospetto che la crew abbia smesso di inquadrare me ormai da giorni, nonostante io sia arrivato da poche ore. Filippo ride. Matteo canta "Macho Man" per colpa mia. Giovanni manovra il van come fosse una Peg Perego. Il sole si rannicchia dietro una cresta. Luca grida "Cut!". Carichiamo il caricabile e iniziamo la discesa.
Di certo è stato breve. Ma è stata una boccata di ossigeno. E non ho visto altro che sorrisi. Ed ero certo che la nuvola se ne sarebbe andata.
Sono le 22. Mi aspettano tre ore di viaggio in Smart verso Milano. Ma la poesia rimane.
Sono le 23.40 lo stomaco chiama e mi fermo all'Autogrill. Poche ore fa ero davanti a uno dei tramonti più spettacolari di sempre. Non so bene se essere felice o farmi venire il magone. Tutti e due.
E mentre risalgo in macchina interrogandomi sui nomi dei panini dell'Autogrill non riesco a togliermi dalla testa le parole dell'incipit di Onde Nostre:

"Nel Paese D'O Sole, il mar di chi cavalca la schiuma è fatto tutto di vento. Gli schizzi gelati arrivano da sotto, da sopra, dalla cresta dell'onda, dalle ciocche dei capelli. Ce la berremmo tutta, se solo potessimo...questa tempesta."

Perchè secondo me ha a che fare molto da vicino con la vita.

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