Islanda #5 - about time (volcano)

Quindi sono qui, in aeroporto.
Con un anticipo che non si era mai visto nelle mie tabelle di marcia.
Ma si sa, il tempo nei viaggi scorre in modo strano. Se ognuno di noi, con il proprio tempo interiore fosse un ingranaggio si potrebbe dire che a seconda dei nostri momenti abbiamo un diverso movimento, più o meno rapido. Per questo quando ci confrontiamo con gli altri e il loro personale ingranaggio possono nascere attriti o sincronie stupefacenti. Anche i luoghi hanno il loro fluire temporale, le loro ruote dentate hanno un movimento speciale e arcano, e quando esploriamo cerchiamo di sincronizzare il nostro - che a sua volta si troverà ad avere un ritmo diverso dal consueto - con quello del posto.
Così quando guardiamo il nostro orologio, prima di tornare a casa, ci sembra che tutto si sia dilatato e accorciato allo stesso tempo. Potrebbero essere passati anni o secondi.
Potrebbe essere stata una settimana fa che con la mia chitarra ho suonato nel meraviglioso Lucky Records di Reykjavik. Ed era ieri.
Due settimane fa potrei aver visto sbuffare colui che ha dato il nome a tutti i Geyser del mondo: Geysir e il suo fratello minore Strokkur. Ed era ieri.
Non conto i chilometri che ho percorso, le cose che ho visto, gli scenari che mi si sono srotolati davanti in questa isola dove ci si trova davvero un po' più vicini a capire cosa sia la Terra. Percepisco tutto come uno dei magmatici fiumi di lava che la attraversano.
È buffo come qualche giorno fa avessi citato Verne e il suo "Viaggio al centro della Terra" e proprio oggi mi sono trovato sul fondo di un vulcano. Calato con una cesta/carrucola simile a quelle che vengono utilizzate per trasportare chi lava i vetri dei grattacieli, sono sceso 120 metri nel ventre del pianeta e mi sono trovato nell'unica camera magmatica non attiva ma completamente sgombra fino ad ora conosciuta.
In mezzo ai colori che raccontano un viaggio nella storia geologica tutto si ferma. Tutto tace. Tranne le gocce che cadono, da almeno 4000 anni.
E tu ti senti più piccolo di quelle gocce. E non è lo spazio. È il tempo. Qui sei davanti a qualcosa che ha a che fare con l'ingranaggio che fa girare tutti gli altri.
Ma tornando al presente, che è quello dove bisogna immergersi totalmente, dopo ogni viaggio porto a casa quella sensazione di dover lasciare liberi tutti gli ingranaggi.
E forse l'Islanda mi ha insegnato che il viaggio, lo spazio, è una questione di Tempo.

Transient
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JACK JASELLIComment