Iceland #1 - chase the sun

Sono le 9 e fuori c'è il sole. Ancora alto sull'orizzonte.
Non so da quanto sono sveglio e non so quanto ho dormito. Ieri,nel tragitto dall'aeroporto di Keflavik al centro di Reykjavik ha fatto buio, ma il mattino ha iniziato presto a bussare alle finestre che avevo coperto con le sole tende. Qualcuno dice che l'estate Islandese è un frigorifero. Un limbo in cui il giorno si conserva intatto il più possibile. Diversa dal ghiaccio dell'inverno, ma pur sempre un frigorifero.
Reykjavik è bassa, luminosa, ordinata ed elettrica. Sarà il porto e i suoi tanti scambi, sarà che tutto accade un po' più tardi di quanto mi aspettassi. Sarà che il sole qui va spremuto fino in fondo, ma la sento come una torpedine, portatrice sana di scariche elettriche.
E ho la stessa sensazione che provo ogni volta che mi sposto nel Nord. C'è qualcosa di incredibilmente rarefatto nella luce qui. Pare di poter vedere un qualche tipo di energia come quel pulviscolo che ci appare quando il sole filtra in modo particolare dalle finestre di una stanza.
Il giornalista polacco Mariusz Wilk ha detto "la realtà nel Nord è più sottile che da qualsiasi altra parte, come un maglione logoro sui gomiti, e l'altro mondo ci brilla attraverso"
E qui, come testimoniano gli onnipresenti "lopapeysa", di maglioni sono degli esperti.

Transient
Transient
Transient
Transient
Transient
Transient
Transient
Transient
JACK JASELLIComment