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  1. Stai benissimo così

Cioè, a parte quel sonno che non arriva, quella mascella serrata che il dentista ti ha già segnalato due volte, quel respiro corto che ogni tanto ti prende in macchina senza motivo e quelle tensioni continue che il/la tuo/a osteopata ti fa notare. A parte il fatto che quando qualcuno ti chiede “come stai?” rispondi “bene, dai, un po’ stanco/stanca” da circa undici anni. A parte quello, stai benissimo.
E probabilmente è vero. Probabilmente quel livello di tensione di fondo è semplicemente la vita adulta. Ce l’hanno tutti. Non è che puoi fermarti ogni volta che qualcosa dentro stride. Non è che puoi metterti lì, seduta o seduto, a sentire cosa succede nel corpo, nella testa, nel petto. Sarebbe scomodo. Potresti scoprire che sotto il “bene, dai” c’è qualcos’altro. E poi che fai, con quel qualcos’altro?
No. Meglio restare come stiamo. Che stiamo benissimo.

  1. Non hai tempo

Questo è inattaccabile. Otto settimane, un incontro a settimana, più la pratica a casa: chi ce l’ha il tempo? Tu hai il lavoro, i figli, la casa, il cane, la spesa, le mail a cui rispondere, le serie da finire, lo scrolling serale che non è scrolling ma decompressione necessaria.
Il punto è che il tempo è una cosa oggettiva. Ce n’è una quantità fissa, e la tua è finita. Non è che potresti, volendo, spostare quarantacinque minuti da una parte all’altra della giornata. Non è che milioni di persone con vite altrettanto piene lo fanno da quarant’anni. Non è che il programma MBSR è stato progettato esattamente per gente che non ha tempo, gente che corre, che produce, che tiene tutto insieme a forza di volontà e caffeina. Come te e come me.
No, tu proprio non ce l’hai. Forse…

  1. Meditare non fa per te

Lo sai già. Hai provato quella volta con l’app  (quella con la voce calma e i suoni della foresta) e dopo quattro minuti pensavi alla lista della spesa. Oppure ti sei seduto e invece di svuotare la mente ti si è riempita ancora di più. Oppure hai fatto un tentativo e ti sei annoiata così tanto che hai concluso che evidentemente sei fatta diversa.
Ed è possibile. Forse la meditazione funziona solo per quelli che hanno una predisposizione naturale alla calma. Quelli che parlano piano, mangiano lento, non si arrabbiano nel traffico. Non per quelli come te e me, che hanno la testa che va a duemila e il corpo che non sta mai fermo.
Solo che, piccolo dettaglio, l’MBSR non è stato creato per i calmi. È stato creato nel 1979 in un ospedale, per pazienti con dolore cronico, ansia, malattie che la medicina non risolveva. Gente che non aveva nessuna predisposizione alla pace interiore. Gente incasinata, esattamente come te e me.

  1. È una cosa da fricchettoni

Lo so. Hai visto i post con i tramonti color pesca e le frasi sulla gratitudine. Hai incrociato su Instagram quello con gli occhi chiusi che parla di “energie” e “vibrazioni alte”. Hai un collega che da quando medita ti guarda con quell’aria di compassione non richiesta, come se sapesse qualcosa che tu non sai. E hai pensato: io questa roba qui non la tocco neanche con un bastone.
Ti capisco. È una reazione sana.
Solo che l’MBSR non c’entra niente con quella roba. È un percorso nato in un’università, non in un ashram. Niente incensi, niente campane tibetane, niente illuminazione. Si lavora con il corpo, con il respiro, con l’attenzione. Roba concreta. Cose che, quando le fai non ti senti più evoluto o evoluta, ti senti più esposto, esposta. Che è molto meno instagrammabile, e molto più utile.
Ma capisco: è più facile liquidare una cosa che rischiare di scoprire che il pregiudizio era la scusa migliore che avessimo.

  1. Potresti cambiare

E questo è il motivo vero. Quello sotto tutti gli altri.
Perché il tempo lo trovi, se vuoi. E il pregiudizio sui fricchettoni lo superi in dieci minuti. E il fatto che stai “bene, dai” lo sai anche tu che è una mezza bugia. Ma il punto è un altro: se ti siedi, se cominci a prestare attenzione a come funzioni davvero, a come reagisci, a cosa eviti, a dove ti contrai, a quali storie ti racconti in automatico da vent’anni, poi non puoi far finta di non averlo visto.
E questo spaventa. Giustamente.
Non perché la mindfulness ti trasformi in un’altra persona. Ma perché ti toglie gli alibi. Ti mostra i meccanismi. E a quel punto la scelta diventa tua, consapevole, e non puoi più dare la colpa al traffico, al capo, al carattere, alla genetica, alla sfortuna.

Cambiare non è il rischio. Il rischio è scoprire che potresti, e decidere di non farlo.