Edizione provvisoria. Validata da almeno tre famiglie in partenza e un casellante dell’A14.
Assunzioni preliminari
Ogni vacanza inizia con una fantasia.
Quest’anno mi riposo. Leggerò. Dormirò. Farò lunghe passeggiate. Userò meno il telefono. Sarò finalmente presente.
Questa convinzione dura mediamente fino al momento in cui, appena atterrati, qualcuno dice:
“Ragazzi, ma abbiamo già deciso cosa facciamo domani?”
Il mammifero umano ha un talento straordinario. Riesce a trasformare anche il tempo libero in un’agenda.
Regola n. 1 — Il biglietto aereo.
Esiste un curioso equivoco. Pensiamo di acquistare un biglietto aereo. In realtà compriamo il posto a sedere anche per la nostra mente: lei sale con noi.
Occupa il posto accanto al finestrino, si lamenta del ritardo.
Confronta l’hotel con quello dell’anno scorso. Controlla il meteo del giorno dopo. Si chiede se la vacanza sia davvero rilassante. E, se tutto va bene, il terzo giorno inizia già a preoccuparsi del rientro.
Nota bene: Non è un difetto. È la mente che fa il suo lavoro. Il problema è che non sa prendere ferie.
Regola n. 2 — Il trasporto dell’identità.
Cambiamo continente. Noi, la mente no.
Portiamo l’ansia in Grecia.
Il perfezionismo in Islanda.
L’ossessione per il controllo in Giappone.
Il bisogno di approvazione perfino davanti al Machu Picchu.
Perché c’è sempre qualcuno che sembra vivere il viaggio meglio di noi.
Avvertenza: Confrontare la propria esperienza interiore con l’aspetto esteriore degli altri è un esercizio che non ha mai prodotto risultati soddisfacenti. In nessuna latitudine.
Regola n. 3 — Il mammifero in vacanza.
Dal punto di vista biologico il mammifero in vacanza sviluppa comportamenti altamente prevedibili.
Dice:
“Quest’anno mi disconnetto.” Poi fotografa il gate, l’ala dell’aereo.Le nuvole,il tramonto. Il cocktail. Il tramonto con il cocktail. Il cocktail davanti al tramonto. Infine controlla se la foto rende davvero giustizia al tramonto.
Il tramonto, nel frattempo, continua serenamente a fare il tramonto.
Nota bene: La domanda non è smettere di fotografare. È chiedersi, ogni tanto: sto guardando il tramonto, o sto documentando che stavo guardando il tramonto?
Regola n. 4 — Il secondo giorno.
Il secondo giorno è il giorno della rivelazione silenziosa.
Hai fatto la fuga. Non sei fuggito da te stesso. Questa scoperta va elaborata, e la tradizione prevede di farlo ordinando qualcosa al bar.
È anche il giorno in cui, se si è fortunati, si smette di programmare e si comincia, timidamente, a stare. Senza un perché. Senza un obiettivo.
È scomodo, all’inizio.
Poi passa.
Avvertenza: Se il disagio di non fare nulla dura più di tre giorni, non è pigrizia. È un segnale che vale la pena ascoltare anche a settembre.
Regola n. 5 — Il bagaglio più pesante.
Se, tornando a casa, ti accorgi di non aver lasciato indietro l’ansia, il perfezionismo o il bisogno di controllo, non significa che la vacanza sia andata male.
Significa soltanto che il bagaglio più pesante era quello che non hai dovuto imbarcare.
La buona notizia è che non serve disfarsene.
Basta imparare, un viaggio alla volta, a portarlo con un po’ meno fatica.
Nota bene: Questa è, tecnicamente, la definizione operativa di crescita. Richiede meno corsi e più attenzione.
Disposizione finale
Le vacanze non servono a diventare persone nuove.
Servono a incontrare le stesse persone di sempre. Con le infradito. Compresi noi.
E forse è proprio questa la loro utilità.
Per qualche giorno cambiano il paesaggio, i ritmi, gli orizzonti. E proprio perché cambia tutto intorno, diventa un po’ più facile vedere ciò che, invece, continua a viaggiare con noi.
Le nostre abitudini. Le nostre aspettative. Le nostre paure.
E, qualche volta, anche quella parte di noi che, durante l’anno, facciamo così tanto rumore da non riuscire più ad ascoltare.
Buon rientro.
E grazie per aver portato un po’ di consapevolezza in vacanza.
