Faccio parte di quelle persone che contano il passare degli anni a partire dagli autunni che tornano. Forse non unicamente da quelli, ma i tempi degli anni scolastici hanno tracciato un solco che mi viene istintivo seguire. La fine di un’estate, i tramonti che inesorabilmente arrivano sempre prima, il sole che si ammorbidisce, una malinconia adolescenziale che non smette di aleggiare segnalano l’inizio di nuovi progetti, la ripresa delle attività, il rumore di un motore che si accende.
La chiamiamo “ri-presa”, proprio come se ci fossimo concessi proprio di allentare la morsa e abbandonare gli appigli sul controllo e sulla scansione frenetica dei nostri tempi, e ci appare spesso molto dura.
Vorremmo lasciare percolare negli ingranaggi dei nostri giorni, se non addirittura i ritmi della vacanza, per lo meno una certa attitudine, un modo di incontrare le cose che ci manca nella cosiddetta “vita di tutti i giorni”. Come se ci fosse una cesura netta tra il modo d’essere e il modo di fare.
Per questo il momento della ripresa ci risulta spesso faticoso, anche se in parte stimolante.
La pratica della mindfulness e della meditazione ci offrono un grande insegnamento a tal proposito, e lo fanno almeno in due modi.
Uno di questi è permetterci di vedere come il dominio dell’essere e le sue attitudini possano farsi spazio e creare spazio anche nella dimensione del fare. Sedendoci sul cuscino intuiamo come la presa della nostra mente possa essere allentata a prescindere dalle condizioni estrinseche e come quella pretesa di controllo sia spesso un avvitamento delle nostre abitudini.
In secondo luogo, possiamo fare esperienza di come ci sia possibile non tanto ri-prendere quanto ri-cominciare. Iniziare nuovamente, iniziare con nuova-mente ad incontrare la vita ad ogni istante dato.
C’è un discorso a tal proposito del neuroscienziato, meditatore e pensatore Statunitense Sam Harris che amo profondamente.Ho pensato di trascriverlo e tradurlo in italiano.
“Iniziare Nuovamente” – Sam Harris
Quando pratichiamo, una delle cose che impariamo è come ricominciare ad ogni momento.Notiamo che ci siamo distratti, persi nei pensieri per chi sa quanto tempo, e all’improvviso ritorniamo a questa chiara presenza mentale verso i contenuti della coscienza.
Ci accorgiamo di un suono, del respiro, di qualche altra sensazione nel corpo o vediamo il pensiero che si dispiega momento per momento.
E con il notare chiaramente ciò che si presenta alla nostra consapevolezza, alleniamo la nostra mente.
Pratichiamo l’abilità di tornare volontariamente al momento presente, senza giudizio, senza delusione, senza contrazione della mente, con una mente completamente libera dal passato.
È sempre possibile recuperare questa libertà, non importa cosa accada.
Mettiamo che ci siamo distratti e al posto di osservare semplicemente il suono o la sensazione, ci ritroviamo catapultati immediatamente nel giudizio verso noi stessi, siamo irritati, siamo venuti a questa cavolo di lezione e dovremmo essere qui a meditare, ma abbiamo passato gli ultimi cinque minuti a pensare a qualcosa che abbiamo visto in tv ieri sera.
Possiamo rompere questo incantesimo e cominciare di nuovo in ogni momento, notando la frustrazione e il giudizio come contenuti che appaiono nella nostra consapevolezza.
E la verità è che questi ultimi sono validi come qualsiasi altro oggetto di osservazione quando si tratta di svelare l’intrinseca libertà della nostra consapevolezza, la sua apertura e il suo essere senza un centro.
La frustrazione, la vera frustrazione, che fa sentire la mente come un pugno chiuso e serrato, è valida quanto il respiro, quanto un suono o come un’emozione di apertura come la gioia.
A patto che facciamo semplicemente un passo indietro e riconosciamo come è fatta la nostra consapevolezza in quel momento.
Questa capacità di cominciare nuovamente ha anche una componente etica.
È ad esempio il fondamento del perdono.
L’unico vero modo di perdonare un’altra persona o noi stessi è quello di fare ripartire l’orologio dal momento presente.
Questa attitudine mentale ci dona una capacità di rimetterci in piedi che se no non avremmo.
E ci sono centinaia di opportunità ogni giorno di allenarla.
Se ci accorgiamo che una conversazione con un amico, un collega, un famigliare non sta andando molto bene, o non ci stiamo divertendo ad una festa, o stiamo cercando di fare un lavoro ma abbiamo sprecato l’ultima ora su internet, o siamo in palestra ma non ci siamo impegnati…nel momento in cui ci accorgiamo di questo fantasma di mediocrità che aleggia sul presente, possiamo allenare la nostra facoltà semplicemente cominciando di nuovo e possiamo impegnarci totalmente rinunciando al passato.
Non c’è un reale motivo per cui i prossimi 10 minuti in palestra non possano essere i migliori degli ultimi anni, non c’è una reale ragione per cui non possiamo mettere questa conversazione che sta finendo su dei nuovi binari dicendo qualcosa di davvero utile.
La pratica consiste, meglio che possiamo, nel cercare di smettere di raccontarci una storia su cosa stia o stesse succedendo e connetterci pienamente con l’esperienza.
Notiamo questo pensiero, questa paura, questo giudizio, questo dubbio, questo desiderio di essere altrove come un fenomeno che appare nella nostra coscienza e semplicemente, cominciamo nuovamente.

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