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Come ogni stagione, l’inverno porta nei suoi venti la voce di molti insegnamenti. Abbiamo la possibilità di metterci in ascolto, lasciando gli ormeggi di ciò che appare più evidente o di quello che pensiamo già di conoscere.
La scelta e la responsabilità del cogliere qualcosa di essenziale nei momenti sono nostre, non sono un obbligo ma una possibilità.
Per fortuna, le parole di alcuni maestri, di qualche grande penna, mente o cuore che abbia viaggiato prima di noi, ci può raggiungere, sovente attraverso qualche pagina scritta.
Ed ecco che le parole diventano guida, troviamo in chi le ha scritte una guida, un amico, un’amica.
Henry David Thoreau, è senz’altro una voce molto cara a chi sente forte la connessione con la natura e con un cammino di indagine spirituale.
E proprio Thoreau con le sue parole ci suggerisce come l’inverno possa mostrarci con il suo freddo come in noi alberghi una brace mai sopita.
Quanto più il gelo della stagione pervade l’ambiente, tanto più noi abbiamo la possibilità di metterci nelle condizioni di scoprir, quasi per contrasto, il calore che naturalmente possiamo coltivare nelle profondità dell’animo, sotto qualsiasi coltre di neve o ghiaccio.

“C’è un fuoco sotterraneo e sopito nella natura che non si spegne mai, e che nessun gelo può raffreddare… Quale fuoco potrebbe mai eguagliare il sole di una giornata d’inverno, quando i topolini delle praterie escono lungo i muri, e la cinciallegra sussurra nei sentieri del bosco? Il calore arriva direttamente dal sole, e non è irradiato dalla terra, come in estate; e quando sentiamo i suoi raggi sulla schiena mentre camminiamo in qualche valle innevata, siamo grati come per una speciale gentilezza, e benediciamo il sole che ci ha seguito in quel luogo remoto.Questo fuoco sotterraneo ha il suo altare nel petto di ogni uomo e donna, poiché nel giorno più freddo e sulla collina più desolata, il viaggiatore custodisce tra le pieghe del suo mantello un fuoco più caldo di qualsiasi altro acceso su di un focolare. Ogni persona, in effetti, è il complemento delle stagioni, e in inverno, l’estate è nel suo cuore. È lì che si trova il sud. Lì sono migrati tutti gli uccelli e gli insetti, e intorno alle sorgenti calde del suo petto si raccolgono il pettirosso e l’allodola.”

(Passaggio tradotto da “Excursions”, qui sotto l’originale)

“There is a slumbering subterranean fire in nature which never goes out, and which no cold can chill…. What fire could ever equal the sunshine of a winter’s day, when the meadow mice come out by the wallsides, and the chicadee lisps in the defiles of the wood? The warmth comes directly from the sun, and is not radiated from the earth, as in summer; and when we feel his beams on our backs as we are treading some snowy dell, we are grateful as for a special kindness, and bless the sun which has followed us into that by-place.This subterranean fire has its altar in each man’s breast, for in the coldest day, and on the bleakest hill, the traveller cherishes a warmer fire within the folds of his cloak than is kindled on any hearth. A healthy man, indeed, is the complement of the seasons, and in winter, summer is in his heart. There is the south. Thither have all birds and insects migrated, and around the warm springs in his breast are gathered the robin and the lark.”

 

Che questa stagione possa essere occasione di trovare il nostro fuoco nella neve.