Ormai ve l’ ho detto, febbraio è il mese che dedichiamo alla Fiducia. Ci sto girando intorno da un po’, e ho voluto esplorarla in modi diversi. Ho iniziato condividendo in un video “Lost” di David Wagoner, una poesia (la trovate qui) che dice, in sostanza: se ti senti perso, fermati. Respira. Lasciati trovare. Ho pensato fosse un bel punto di partenza, perché diciamocelo: chi non si è mai sentito perso?
Di solito, quando ci smarriamo, la prima reazione è accelerare. Corriamo, ci agitiamo, cerchiamo disperatamente una direzione. Ma e se la risposta fosse fare esattamente il contrario? Se invece di scappare, restassimo? Se, invece di cercare, ascoltassimo?
Viviamo in un’epoca che ci insegna a essere sempre orientati, sempre pronti, sempre al comando. Ma la verità è che nessuno sa sempre dove sta andando. Smarrirsi non è un fallimento, è parte del viaggio. E proprio lì, quando sembra che non ci sia un piano, può nascere qualcosa di vero.
Lo so perché ci sono passato. Nella musica, nei rapporti umani, negli studi…ci sto passando perfino nella corsa. Ho provato a forzare le cose, a trovare risposte rapide. Ma quelle giuste sono arrivate quando ho avuto il coraggio di stare fermo, di lasciare che il cammino mi si mostrasse un passo alla volta.
Fidarsi non significa avere tutto sotto controllo. È il contrario. È accettare l’incertezza e restarci dentro, senza affrettare le risposte. È sentire il respiro invece di riempire il silenzio con rumore. È accettare che, anche se la strada non è chiara, il viaggio ha comunque senso.
Lo diceva anche Socrate: “So di non sapere.” Non è un punto d’arrivo, è un punto di partenza. Nell’Apologia di Socrate di Platone, il nostro “tafano” preferito racconta di come, interrogando i sapienti, si rese conto che credevano di sapere tutto, ma ignoravano le cose fondamentali. Lui no. Lui sapeva di non sapere. Ed è proprio questa apertura al dubbio che lo rendeva libero di cercare davvero.
Anche Heidegger parlava di “Gelassenheit”:semplificando molto, l’arte di lasciare che le cose siano, senza volerle forzare in schemi prestabiliti (ci torneremo su nei prossimi mesi). Non significa rassegnarsi, ma fidarsi del tempo, dello spazio, del proprio cammino. Un po’ come succede nella corsa: puoi inseguire il cronometro, oppure puoi lasciarti attraversare dal paesaggio e dal respiro, passo dopo passo.
Anche nelle esplorazioni questa spesso è la chiave: non avere la mappa perfetta, ma accettare che la strada si rivelerà quando sarà il momento. In fondo, le cose arrivano sempre da sé.
Quindi la prossima volta che ti senti perso, prova a fermarti. Respira. Guardati intorno. Magari la strada che cerchi sta già venendo verso di te.
