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Oggi ho pranzato con una cara amica in un piccolo caffè. Lo spazio tra i tavoli era pochissimo e un signore anziano, decisamente elegante e con uno sguardo particolarmente vivace ci ha chiesto di fare un po’ di spazio perché potesse sedersi. Ne è nato un brevissimo scambio di battute, abbastanza da confermare il suo spirito e il suo garbo. 

Uscendo dal locale gli sono passato a fianco e l’ho salutato. Lui mi ha messo una mano sul braccio e guardandomi negli occhi mi ha detto: “Buongiorno a Lei, e auguri…Sa cosa le dico…le auguro la serenità. Guardi che la serenità è fondamentale, spesso la snobbiamo, forse perché non fa molto rumore, ma è importantissima. E stia bene attento: la serenità non esiste allo stato brado. Va cercata, seguita, costruita, nutrita…non si trova allo stato brado. Buon Natale.”

Ho salutato, ricambiato gli auguri e avvertito come uno schiaffo la potenza e la sincronicità perfetta di quelle parole nella mia vita, quasi intontito.

Una volta uscito dalla porta, appena ho sentito il vento freddo soffiare sulla mia faccia, ho chiesto alla mia cara amica di aspettarmi un istante, volevo tornare indietro e ringraziare l’uomo per le sue parole.

Così ho fatto e ho scoperto un piccolo pezzo di una vita eccezionale, ma questa è un’altra storia.